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giovedì 19 maggio 2011

bed and breakfast sottovuoto

Se apri un bed and breakfast in Lombardia, il breakfast può essere costituito solo da alimenti confezionati. Per fortuna abito in Lombardia, così è più facile che debba andare in un bed and breakfast di altra regione, dove magari le regole impongono un panorama meno asettico. Ma se proprio devo sceglierne uno lombardo, ovviamente cercherò qualcuno che trasgredisca la norma. Norma che sembra fatta apposta per affossare la qualità e gradevolezza dell'ospitalità nei bed and breakfast di questa regione.
E che fa parte di quelle norme che regolano la produzione e somministrazione di alimenti imponendo il massimo dell'igiene anche a discapito della bontà e del piacere che si possono avere solo entro un rapporto di fiducia e di complicità fra chi dà da mangiare e chi mangia.
Se un cuoco antipatico e sporco si infila la mano guantata sotto le mutande per grattarsi, il guanto di lattice che mi porgerà il piatto sarà sporco. Se una commessa disattenta e munita di camice e di cuffia starnutisce sopra il pane, il pane sarà umido del suo raffreddore.
Ma se una persona gentile mi accoglie in casa sua, e mi spiega che all'apertura del bed and breakfast era entusiasta di poter fare delle crostate di frutta per gli ospiti, ma non può più farle, ed è costretta a darmi i biscotti con le gocciole di cioccolato che tra l'altro io detesto, il pacco di biscotti che mi porgerà, non per sua colpa, sarà osceno.
Cari amministratori, forse ci avete messo tutta la vostra buona volontà, ma questa è l'oscenità della vostra ignoranza, del vostro limite, della vostra assuefazione a un progresso che sterilizza la vitalità della gente.

domenica 17 ottobre 2010

L’invettiva di gatto Pippo

Pippo è un bel gatto nero e bianco di città, amato e coccolato dalla sua famiglia; apparentemente nella sua vita, fino a poco tempo fa, tutto procedeva per il meglio: viveva in appartamento, ma aveva il permesso di uscire e scorazzare nei giardinetti vicino a casa insieme agli amici. Ma un giorno Pippo scomparve. Lo cercarono per mari e per monti, nessuna traccia. Tutti ormai avevano rinunciato a trovarlo vivo, quando un giorno Pippo uscì fuori all’improvviso da un cunicolo della rete metropolitana, dove si era perso. Fu un gran clamore. L’ente protezione animali, la televisione e la cittadinanza si mobilitarono per festeggiare il ritorno di Pippo. Il quale era smagrito, spelacchiato, confuso, ma tutto sommato vivo e vegeto. Dopo averlo ricondotto a casa, ripulito e rifocillato, la famiglia che dicesi proprietaria di Pippo (in realtà i gatti, al contrario di quanto si pensava nel Medioevo e oltre, non sono mai ‘posseduti’ né da diavoli né da umani, ma tutt’al più adottano qualcuno, spesso con grande generosità) accettò di accogliere alcuni giornalisti che volevano intervistare Pippo. Arrivò il primo giornalista. Pippo lo accolse con benevolenza.
- Signor Pippo, ci fa piacere trovarla in buona forma
- Già, qui fanno di tutto, poverini, per darmi quello di cui ho bisogno
- Perché dice ‘poverini’?
- Beh, perché non sempre riesco a far loro capire di che cosa ho effettivamente bisogno. Sa com’è, i tempi cambiano...
- Quindi è stato questo il motivo della sua...partenza?
- Già, volevo raggiungere una stazione ferroviaria, ma purtroppo mi sono perso
- E dove voleva andare?
- Veramente non lo sapevo nemmeno io, è solo che ero un po’ depresso
- Per come la trattavano?
- Sì, ma ripeto, non è colpa loro, è un problema generale, riguarda tutti i gatti di casa.
- Vuole spiegarlo meglio ai nostri lettori? Fra loro ci sono tanti padroni di gatti.
- Padroni?
- Volevo dire... amici dei gatti
- Ah, sì, vede, lei involontariamente ha nominato un aspetto del problema
- Vuole dire che la trattano come un oggetto di proprietà?
- Beh, a molti gatti capita. c’è meno sensibilità di un tempo.
- Dice davvero? Ma i gatti sono trattati molto bene, mi pare, si spendono un sacco di soldi per nutrirli e curarli!
- Dice davvero?
- Beh, sì
- A me però non pare che il risultato sia buono, parliamo del cibo per esempio.
- Cioè?
- Beh, voi umani avete sempre avuto la tendenza a darci gli avanzi. Invece di farci stare a tavola con voi, ci fate aspettare e quando avete finito ci buttate per terra ciò che è rimasto, questo almeno fino a un po’ di tempo fa.
- Ma ora le cose sono migliorate, no?
- Tutt’altro, va molto peggio!
- Come?
- Prima ci davate gli avanzi, ora siete passati direttamente alla pattumiera!
- Ma cosa dice, signor Pippo?
- So quello che dico, è un’umiliazione costante.
- Ma che cosa le dà il suo... amico?
- Che cosa mi dà? Viene lì ogni giorno e mi chiede: «Allora Pippo, che cosa vuoi oggi, l’umido o il secco?»!

La favola non ha una morale, ma a Pippo fu spiegato da tutti gli astanti che non si trattava di pattumiera, bensì di costosi ritrovati della moderna scienza nutrizionista. Pippo ne fu sollevato, ma pretese comunque di ricevere qualche volta un pezzettino di carnina dal piatto dei suoi amici adottivi, o di leccare la padella.

NB: la storiella è ispirata a una vicenda realmente accaduta, ma il vero signor Pippo non ha voluto rivelarci le reali motivazioni del suo fortunoso viaggio

mercoledì 23 settembre 2009

mercoledì 31 dicembre 2008

autogrill

Tre euro un arancino pallido; quattro euro un panino caldo fuori e gelato dentro; quattro euro una fetta di pizza gommosa e sbrodolante un sugo di media qualità (e cara grazia!). Ho l’abitudine, e non per risparmio, di scansare la versione più costosa , adorna di avvizzite fette di salamino. Prezzo normale per il cappuccio e la brioche. Ma il cappuccio non arriva all’orlo della non capace tazza, mentre per la brioche vi rimando senza dubbio all’invettiva iniziale.

Per lo meno hai una certezza: per qualche ora il tuo stomaco non si annoierà. Merito soprattutto delle salsette con cui si tenta di coprire il desolante miscuglio di sapori delle materie prime.

Comunque, ora ti senti sazia-o, e hai per lo meno ricordato l’odore della pizza.

Nulla da dire sul servizio: di solito è frettoloso e musone in tutte le catene di questo tipo, ma so bene che è principalmente una conseguenza del cattivo trattamento subito dai dipendenti (saranno poi assunti a tempo indeterminato, o interinali pure loro?), anche se, per la verità, non sono tanto disposta a scusare questo avvilimento diffuso, sia pure sintomo di una freddezza del contesto che non stimola il risveglio di qualità etiche e sociali.

Ma, devo dire, ci sono state anche calde, gradite, splendide eccezioni.

Il fatto è che non si può semplicemente bere un caffè e via, indolore. Sospetto una collusione con i ladri del parcheggio, che così hanno un po’ più di tempo, ma come sapete c’è obbligo di passaggio attraverso il tortuoso itinerario delle specialità regionali offerte dal market più costoso d’Italia. Ottimo per farsi una cultura sulla gastronomia nostrana, buona per le prime domande, quelle facili, de Il Milionario.

Momento di relax e di sano intrattenimento è quello offerto dallo spettacolo del simpatico porcellino di peluche semovente o del cagnolino che dà insistentemente la zampa, nelle versioni rosa, bianco e nero; qui comincia uno spazio di vera formazione socioantropologica sulle tendenze pedagogiche per grandi e piccoli: rassegna completa del giocattolo più paillettoso e kitsch, nonchè della manualistica per l’autoapprendimento di tutte le verità dell’esistenza, senza dimenticare le collane di manuali per tutti i software di un sistema già troppo nominato per rinominarvelo qui.

Sorvoliamo sul settore cd e dvd, perché l’offesa al pubblico italiano provoca il disgusto. Fa niente se siamo noi consumatori a determinare, dicono, le scelte della distribuzione.

Alla fine, si esce. Ma che si ritrova? Se nessuna portiera è stata scassinata, un veicolo rovente l'estate; meglio l'inverno, ma nulla giustifica la desertica, inospitale accoglienza che queste strutture riservano ai viaggiatori. Se c'è un albero, è un fuscello; se c'è una tettoia, ha all'incirca la profondità del parasole in cui di solito infiliamo il biglietto dell'autostrada.

Nei prezzi, per la verità, c’è chi batte cotal negozio, a pari qualità: si tratta del supermarket della Stazione Centrale di Milano (bottiglietta d’acqua piccola, indispensabile per il viaggiatore: circa euro 1,50). Sì, avete capito bene, è un supermarket, non il carrellino che ambula in testa ai binari. Ma bisognerà verificare i cambiamenti apportati dalla recentissima ristrutturazione della Stazione (una delle cento d'Italia che con molto battage hano ricevuto il lifting), che da quanto ho visto ha aperto sinuosi scaloni mobili, corridoi e uffici là dove un tempo era il nulla, grandiosamente spalancato dal gusto fascista.

Mi viene in mente poi un cappuccino bevuto di recente a Sorrento, in uno dei bar più anonimi e privi di classe della cittadina, pagato euro 2,00. E disgustosamente lattiginoso, per di più. Potrei scrivere un’invettiva solo su quello, se non altro per liberarmi dell’odiosa sensazione di beffe oltre al danno, provata quando la signorina del bancone, nel prendere il denaro, mi lanciò un dentatissimo “tutto bene?”. Ma come poteva pensare che andasse tutto bene, quella lì? Imparasse a fare un capuccino, mannaggia.

Che dire? Di questa decadenza si accusa ancora il capitalismo, la smania di arricchirsi possibilmente imitando il sistema americano e la sua standardizzazione. Ma sarà così? O sarà semplice vecchia rassicurante avidità eretta a sistema? Vi do solo un saggio della mia esperienza americana.

Ero sulla 491, oppure sulla 64, insomma in New Mexico, nel bel mezzo di un deserto dove occorre avere il serbatoio ben pieno perché i distributori scarseggiano. Finalmente giungiamo a una casetta, circondata da camion, cosa che da noi si intende di solito come garanzia di buona cucina. Il fatto è che lì non c’era scelta, monopolio assoluto, peggio dell’autogrill.

Quindi entriamo, affamati, dato che le scorte di frutta, formaggio, avocado e pane di pasta acida erano terminate da tempo; che delizia! Ci accoglie un colibrì, intento come spesso accade da quelle parti a succhiar del miele da un aggeggio appeso lì fuori. Dentro, ci fanno accomodare due graziose e grinzose signore che ci servono i loro home-made dishes, semplici e gustosi – niente ketchup, niente french chips.

Qualche giorno dopo, credo in Colorado, in un altrimenti stereotipato paesetto reso ricco dalla pratica del rafting, prendiamo il tè nella casa-caffè di altre simpatiche sciure, assaporando deliziose torte fatte con mani memori di ricette nonnesche. Questo è l’aspetto magico degli Stati Uniti: sono la culla dell’omologazione santificata, ma anche la culla della diversità insopprimibile, di qualcosa che ha un sapore grato di creatività e non di rado anarchia, altrimenti detta libertà.

A meno che fossimo incappati per caso e due volte di fila nella tipica intrapredenza delle coppie lesbiche un po’ annoiate…

mercoledì 1 ottobre 2008

aggiornamento sondaggio brioche e socialità

Terminato il primo sondaggio, mie/i care/i, il risultato è il seguente: solo quattro votanti (eppure il traffico qua sopra comincia lentamente a infittirsi); vincono i sì alla crociata antibrioche surgelate con il 100%. Solo il 50%, tuttavia, la pensa come crociata costruttiva, cioè si immagina come soggetto attivo con un suo pur modesto potere di intervento, fosse anche "solo" il chiacchierare con il barista del prodotto che smercia, magari col risultato di fare una colazione che nutre sé e gli astanti di energia, informazione, contatto e scambio. Non che per me sia facile, sono timid* con gli estranei e anche quelli meno estranei, ma penso sia importante fare lo sforzo del primo gradino, dopo il terreno si spiana e si aprono mattinate che iniziano con un colore diverso dal solito.

Contro chi dunque, l'invettiva odierna? Ma contro mutismo e rassegnazione, carissime/i, contro la timidezza come scusa, il poco tempo come scusa, la paura del conflitto come scusa. Per non cambiare mai.

Buona giornata e buone chiacchiere.

giovedì 28 agosto 2008

Biscotti biologici e senza grassi animali?!

L’invettiva di oggi sedimenta nel cassetto delle arrabbiature da lungo tempo, ed è molto semplice. Non è rivolta solo al mondo del bio, ma poiché è quello che appare come il paradiso della salute e dell’equità, s'indirizza soprattutto contro una certa tendenza a mascherare da prodotti sani bio-eco-equo-compatibili anche cosacce che di poco differiscono da quelle del supermercato.

Mi atterrò qui all’argomento salute.

Chi prova a mettere piede in un costoso negozio biologico (nessuna polemica: però io consiglio a chi non sprizza danari dalle orecchie di saltarli e andare direttamente dai produttori, aderendo a un GAS della propria zona: molto più utile e istruttivo), qualora voglia dei biscotti o crackers o merendine, si troverà di fronte una vastissima scelta di prodotti propagandati come salutari anche in virtù del loro contenuto in… udite udite… GRASSI VEGETALI! Ora, non dico che codesta dicitura celi il diavolo in persona, ma vi posso assicurare che, quand’anche vi fosse opportunamente apposto un bel NON IDROGENATI, di cibo angelico comunque non si tratta.

Anzitutto la logica: dietro una scritta così generica di certo non si nasconde olio d’oliva extravergine, ma nemmeno di girasoli o di mais; qualche volta, forse, di soia. Ma al 99% si tratta di oli di palma e di cocco. Queste sostanze, di scarso odore e sapore, molto viscose, sono l’ultima scoperta della pasticceria industriale e purtroppo anche artigianale. Si lavorano facilmente, con ottimi risultati, e ovviamente COSTANO POCO (a chi produce il biscotto, s’intende).
Presentano però qualche piccolo inconveniente. Il nonno ha il colesterolo alto e volete praticargli l’EUTANASIA di nascosto? Regalategli tanti bei biscottini, e vederete che entro qualche mese ce la fate. Esagero? Non so, non intendo esprimere pareri scientifici, cercate su internet, ma ne ho letto abbastanza per sapere che questi grassi vegetali non solo sono saturi, ma sono anche molto peggiori del burro, data la loro tendenza ad aggrapparsi affettuosamente alle pareti delle arterie e a invitare all’ammucchiata tutte le altre molecole di grasso che casualmente passano di lì, formando a quanto pare dei bei sostanziosi depositi di colesterolo di quello cattivo – sapete, no, che c’è anche quello buono?

Viva il burro e il colesterolo buono, viva i grassi dichiarati uno per uno in etichetta.
Palma e cocco li preferivo nel sapone!

Un abbraccio burroso a tutt*

domenica 17 agosto 2008

presentazione e brioche

Buongiorno, sono Brontolin: un rimedio tradizionale, di un genere non omeopatico ma ben collaudato, che dà sollievo in caso di rabbia inespressa.

Come invettiva inaugurale sceglierò una delle mie recriminazioni storiche, con cui ho stuzzicato piacevolmente baristi e bariste: BASTA alle orribili brioche surgelate, cotte con mal riposto orgoglio nel casalingo fornetto del bar!

Quand'anche non siano crude o carbonizzate, nè si presentino alla mandibola come un blob viscido fuori e colloso dentro, quando cioè siano cotte a puntino e lasciate raffreddare per bene, rimangono sempre delle orribili cose industriali dai dubbi ingredienti, scarso sapore, triste consistenza e profumo omologato.
E fa nulla se si imbellettano con i nomi di tre pie pasticcere o altri marchi blasonati e ben pubblicizzati: la maldestra facciata da antico forno di paese cela sempre un megaimpianto di periferia, di quelli che ammorbano interi isolati con un perpetuo stagnare di vapore zuccherino.

Se in un momento di inconsapevolezza le scegliete farcite, potete scommettere che si tratta di un composto di emulsionanti-aromatizzanti-conservanti e altre faccende che con l'alimentazione non si sa bene che c'entrino.
Se, costretti da un calo di zuccheri e in mancanza di migliori alternative, scegliete una di quelle vuote, sperate anzitutto che non contengano "grassi vegetali" e tanto meno "idrogenati", poi evitate di pensare, fate un bel respiro e masticate con serenità, infine guardate il-la barista e comunicategli che sarebbe bello un giorno entrare nel suo bar e assaporare una brioche fatta di farina, zucchero, uova, burro e lievito, cotta in un forno a legna e recapitata giornalmente dal panettiere o pasticcere più vicino, invece di quel fagotto tenuto insieme dai collanti del business chimico e trasportato per centinaia di chilometri insieme a migliaia di gemelli in simpatici tir refrigerati!