Visualizzazione post con etichetta divagazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta divagazione. Mostra tutti i post

lunedì 21 marzo 2011

libro di Ragghianti sulla tutela

Ho deciso di promuovere questo libro che ho curato insieme a Emanuele Pellegrini, storico dell'arte e della critica d'arte e primo ideatore del progetto; c'è anche una nota introduttiva di Donata Levi, ordinario dell'Università di Udine e attiva promotrice di iniziative nel campo della tutela. Con questa promozione svelo la mia identità. Del resto non intendevo tenerla nascosta ma semplicemente lasciare che le invettive piovessero da una sorta di anonimato, come accade di solito. Per le invettive, la mia identità non è importante, e nemmeno per questo libro, visto che non l'ho scritto io ma un grande storico dell'arte, antifascista e cittadino responsabile, Carlo Ludovico Ragghianti. Penso che sia importante e interessante anche per verificare con grande chiarezza cinquant'anni di tentativi di difesa dell'ambiente naturale e artistico italiano e cinquant'anni di difficoltà, resistenze, piccoli passi e molti sbagli da parte dei governi italiani.
Da questo libro, dalle sue dirette testimonianze e battaglie, si capisce molto bene come sono andate le cose e da che cosa deriva parte dell'attuale situazione. Non è una storia della tutela ma ci sono le tappe, le commissioni parlamentari, le leggi sbagliate, il fallimento dell'istituzione del ministero, e soprattutto la combattività, nonostante tutto, di un cittadino nel vero senso della parola e dei tanti che lui e altri seppero sensibilizzare.
Il volume, Carlo Ludovico Ragghianti. Il valore del patrimonio culturale. Scritti dal 1935 al 1987 raccoglie una selezione degli scritti di Ragghianti, antifascista e storico dell'arte, sulla tutela urbanistica, artistica e paesaggistica, scritti fra il 1935 e la sua morte, ed è già in distribuzione nelle principali librerie o acquistabile con lo sconto del 15% direttamente dal sito (e costa davvero poco). Lo trovate online al sito www.felicieditore.it

domenica 17 ottobre 2010

L’invettiva di gatto Pippo

Pippo è un bel gatto nero e bianco di città, amato e coccolato dalla sua famiglia; apparentemente nella sua vita, fino a poco tempo fa, tutto procedeva per il meglio: viveva in appartamento, ma aveva il permesso di uscire e scorazzare nei giardinetti vicino a casa insieme agli amici. Ma un giorno Pippo scomparve. Lo cercarono per mari e per monti, nessuna traccia. Tutti ormai avevano rinunciato a trovarlo vivo, quando un giorno Pippo uscì fuori all’improvviso da un cunicolo della rete metropolitana, dove si era perso. Fu un gran clamore. L’ente protezione animali, la televisione e la cittadinanza si mobilitarono per festeggiare il ritorno di Pippo. Il quale era smagrito, spelacchiato, confuso, ma tutto sommato vivo e vegeto. Dopo averlo ricondotto a casa, ripulito e rifocillato, la famiglia che dicesi proprietaria di Pippo (in realtà i gatti, al contrario di quanto si pensava nel Medioevo e oltre, non sono mai ‘posseduti’ né da diavoli né da umani, ma tutt’al più adottano qualcuno, spesso con grande generosità) accettò di accogliere alcuni giornalisti che volevano intervistare Pippo. Arrivò il primo giornalista. Pippo lo accolse con benevolenza.
- Signor Pippo, ci fa piacere trovarla in buona forma
- Già, qui fanno di tutto, poverini, per darmi quello di cui ho bisogno
- Perché dice ‘poverini’?
- Beh, perché non sempre riesco a far loro capire di che cosa ho effettivamente bisogno. Sa com’è, i tempi cambiano...
- Quindi è stato questo il motivo della sua...partenza?
- Già, volevo raggiungere una stazione ferroviaria, ma purtroppo mi sono perso
- E dove voleva andare?
- Veramente non lo sapevo nemmeno io, è solo che ero un po’ depresso
- Per come la trattavano?
- Sì, ma ripeto, non è colpa loro, è un problema generale, riguarda tutti i gatti di casa.
- Vuole spiegarlo meglio ai nostri lettori? Fra loro ci sono tanti padroni di gatti.
- Padroni?
- Volevo dire... amici dei gatti
- Ah, sì, vede, lei involontariamente ha nominato un aspetto del problema
- Vuole dire che la trattano come un oggetto di proprietà?
- Beh, a molti gatti capita. c’è meno sensibilità di un tempo.
- Dice davvero? Ma i gatti sono trattati molto bene, mi pare, si spendono un sacco di soldi per nutrirli e curarli!
- Dice davvero?
- Beh, sì
- A me però non pare che il risultato sia buono, parliamo del cibo per esempio.
- Cioè?
- Beh, voi umani avete sempre avuto la tendenza a darci gli avanzi. Invece di farci stare a tavola con voi, ci fate aspettare e quando avete finito ci buttate per terra ciò che è rimasto, questo almeno fino a un po’ di tempo fa.
- Ma ora le cose sono migliorate, no?
- Tutt’altro, va molto peggio!
- Come?
- Prima ci davate gli avanzi, ora siete passati direttamente alla pattumiera!
- Ma cosa dice, signor Pippo?
- So quello che dico, è un’umiliazione costante.
- Ma che cosa le dà il suo... amico?
- Che cosa mi dà? Viene lì ogni giorno e mi chiede: «Allora Pippo, che cosa vuoi oggi, l’umido o il secco?»!

La favola non ha una morale, ma a Pippo fu spiegato da tutti gli astanti che non si trattava di pattumiera, bensì di costosi ritrovati della moderna scienza nutrizionista. Pippo ne fu sollevato, ma pretese comunque di ricevere qualche volta un pezzettino di carnina dal piatto dei suoi amici adottivi, o di leccare la padella.

NB: la storiella è ispirata a una vicenda realmente accaduta, ma il vero signor Pippo non ha voluto rivelarci le reali motivazioni del suo fortunoso viaggio