lunedì 21 marzo 2011
libro di Ragghianti sulla tutela
Da questo libro, dalle sue dirette testimonianze e battaglie, si capisce molto bene come sono andate le cose e da che cosa deriva parte dell'attuale situazione. Non è una storia della tutela ma ci sono le tappe, le commissioni parlamentari, le leggi sbagliate, il fallimento dell'istituzione del ministero, e soprattutto la combattività, nonostante tutto, di un cittadino nel vero senso della parola e dei tanti che lui e altri seppero sensibilizzare.
Il volume, Carlo Ludovico Ragghianti. Il valore del patrimonio culturale. Scritti dal 1935 al 1987 raccoglie una selezione degli scritti di Ragghianti, antifascista e storico dell'arte, sulla tutela urbanistica, artistica e paesaggistica, scritti fra il 1935 e la sua morte, ed è già in distribuzione nelle principali librerie o acquistabile con lo sconto del 15% direttamente dal sito (e costa davvero poco). Lo trovate online al sito www.felicieditore.it
domenica 17 ottobre 2010
L’invettiva di gatto Pippo
- Signor Pippo, ci fa piacere trovarla in buona forma
- Già, qui fanno di tutto, poverini, per darmi quello di cui ho bisogno
- Perché dice ‘poverini’?
- Beh, perché non sempre riesco a far loro capire di che cosa ho effettivamente bisogno. Sa com’è, i tempi cambiano...
- Quindi è stato questo il motivo della sua...partenza?
- Già, volevo raggiungere una stazione ferroviaria, ma purtroppo mi sono perso
- E dove voleva andare?
- Veramente non lo sapevo nemmeno io, è solo che ero un po’ depresso
- Per come la trattavano?
- Sì, ma ripeto, non è colpa loro, è un problema generale, riguarda tutti i gatti di casa.
- Vuole spiegarlo meglio ai nostri lettori? Fra loro ci sono tanti padroni di gatti.
- Padroni?
- Volevo dire... amici dei gatti
- Ah, sì, vede, lei involontariamente ha nominato un aspetto del problema
- Vuole dire che la trattano come un oggetto di proprietà?
- Beh, a molti gatti capita. c’è meno sensibilità di un tempo.
- Dice davvero? Ma i gatti sono trattati molto bene, mi pare, si spendono un sacco di soldi per nutrirli e curarli!
- Dice davvero?
- Beh, sì
- A me però non pare che il risultato sia buono, parliamo del cibo per esempio.
- Cioè?
- Beh, voi umani avete sempre avuto la tendenza a darci gli avanzi. Invece di farci stare a tavola con voi, ci fate aspettare e quando avete finito ci buttate per terra ciò che è rimasto, questo almeno fino a un po’ di tempo fa.
- Ma ora le cose sono migliorate, no?
- Tutt’altro, va molto peggio!
- Come?
- Prima ci davate gli avanzi, ora siete passati direttamente alla pattumiera!
- Ma cosa dice, signor Pippo?
- So quello che dico, è un’umiliazione costante.
- Ma che cosa le dà il suo... amico?
- Che cosa mi dà? Viene lì ogni giorno e mi chiede: «Allora Pippo, che cosa vuoi oggi, l’umido o il secco?»!
La favola non ha una morale, ma a Pippo fu spiegato da tutti gli astanti che non si trattava di pattumiera, bensì di costosi ritrovati della moderna scienza nutrizionista. Pippo ne fu sollevato, ma pretese comunque di ricevere qualche volta un pezzettino di carnina dal piatto dei suoi amici adottivi, o di leccare la padella.
NB: la storiella è ispirata a una vicenda realmente accaduta, ma il vero signor Pippo non ha voluto rivelarci le reali motivazioni del suo fortunoso viaggio
mercoledì 23 settembre 2009
aggiornamento biblioteche
non ci sono buone nuove all'orizzonte, anche se non ho ancora perlustrato per bene il territorio dopo la mia assenza estiva. Ma la giornalista di Repubblica che avevo contattato, e che promise a me e a una funzionaria di biblioteca di fare uscire un bell'articolone in concomitanza con il congresso sulle biblioteche, non s'è fatta viva, e non risponde alle mail... che fare? si accettano suggerimenti
dritte alimentari
http://trashfood.com
lunedì 13 luglio 2009
biblioteche milanesi fatte a pezzi
Ecco cosa sta succedendo: due biblioteche milanesi, la civica centrale Sormani e la biblioteca d'arte del Castello, stanno perdendo a poco a poco pezzi del loro patrimonio, e noi con loro.
La biblioteca d'arte è stata divisa in due, spostando l'emeroteca in un'altra sede. Ci sono previsioni di riunire i materiali in una grandiosa biblioteca d'arte unica, ma chissà quando e, fra l'altro, azzerando definitivamete un'esemplare situazione storica e di sinergie culturali, come la vicinanza della biblioteca con i musei del Castello, la civica raccolta delle stampe Bertarelli, e altri archivi e biblioteche.
Da alcune settimane, poi, si può accedere all'emeroteca solo su appuntamento e solo un giorno alla settimana. Motivo: ohi ohi, manca personale, o meglio, se n'è andata una responsabile... o bella, che questa signorina avesse chiesto il trasferimento da anni lo si sapeva, e dunque?
Quanto alla Sormani, vagoni di libri e di ... cataloghi se ne vanno a poco a poco: anni fa è stato asportato il catalogo centrale cartaceo delle biblioteche lombarde, a tutt'oggi scomparso. Motivo: tanto c'è l'OPAC. Quantità ingenti di periodici sono state a poco a poco spostate in una sede decentrata, per la quale bisogna chiedere appuntamento. Sul resto di rivste e giornali si procede alla sostituzione con obsoleti microfilm. Molti volumi sono stati tolti dalla consultazione e ormai a scaffale resistono poche enciclopedie e dizionari.
Last but not least, poche settimane fa il prezioso quanto raro catalogo cartaceo con spoglio degli articoli dei periodici è stato rimosso, fra lo stupore degli stessi bibliotecari.
Mi pareva che nelle biblioteche più avanzate il computer non mandasse via il cartaceo, in fondo non sono due strumenti identici e totalmente sovrapponibili, come ogni buon ricercatore sa. Ma Milano no, è troppo moderna, non può tollerare che si ingombrino spazi con vecchie scartoffie, quando c'è il computer... ma c'è il computer???
Ecco la risposta della funzionaria al mio reclamo:
"il catalogo di spoglio soggetti periodici della Biblioteca Comunale Centrale di Milano, che conta circa 1.500.000 schede, è stato completamente digitalizzato grazie all’ausilio di una ditta specializzata aumentando notevolmente le potenzialità del catalogo stesso. Attualmente è possibile consultare il catalogo di spoglio, in formato digitale, solo rivolgendosi agli addetti di tutti gli uffici consulenza della Biblioteca. E' tuttavia allo studio la possibilità di rendere accessibile tale versione del catalogo presso le nostre postazioni OPAC a disposizione del pubblico..."
"Gli addetti di tutti gli uffici ecc." sono a quanto pare un paio e hanno ben altro da fare!
Nel fattempo, giganteschi e costosi catafalchi lignei sono stati posti con effetto posticcio a far bella mostra di sé nell'ingresso e nella prima sala, forse per celare la scarsa manutenzione di tutto il resto della struttura.
Dulcis in fundo, la Sormani è stata privata, sempre un paio di settimane fa, del suo punto ristoro con le macchinette per caffè, bevande e spuntini, “per motivi di ordine pubblico”.
E di Brera... della nostra Nazional Biblioteca, un'altra volta, ché qua troppo ci si dilungherebbe.
Contro il pensiero livellato o assente delle istituzioni-bozzolo a cui è sfuggita la farfalla, ecco a chi chiedere indietro il caffè, l'attenzione per la cultura, il catalogo di spoglio periodici e l'emeroteca della biblioteca d'arte:
http://www.comune.milano.it/dseserver/sportelloreclami/index.html
PS: non c'entra con Milano, ma si vocifera che nella civica biblioteca di Cassano d'Adda, da quando è stata votata una giunta di centro-destra, per ordine del sindaco non sia più a disposizione degli utenti il quotidiano sovversivo anarco-insurrezionalista a pochi noto e da pochissimi letto che risponde al nome di "Repubblica"... Trattasi di voce da verificare, ma qualora dovesse rivelarsi fondata, lascio a voi ogni commento e iniziativa, perché davanti a tanto mi va in blocco pure l'invettiva.
lunedì 25 maggio 2009
Piccole invettive spicciole come quella dei vigili inurbani
Il lettore pellegrino che per caso sia passato di qui più di una volta, avrà notato che questo blog, come migliaia di altri, langue da un pezzo.
Non è morto, però.
È nel cassetto dei progetti di lungo corso, quel pasticciato luogo di materiali misti, ricerche, invettive, racconti, documentari, e perfino forse idee per un film, che forse non scriverò mai, ma nemmeno abbandono.
E le invettive, poi, non c'è pericolo che si possano esaurire. Il blog resta aperto, perchè la materia con cui riempirla è talmente abbondante, che prima o poi erutta, irrompe, esce dalle paratie della mancanza di tempo e scivola bollente sulla tastiera e sullo schermo.
Mentre il magma lavico più urticante attende di ricevere una forma, vi scodellerò per oggi un paio di invettive piccoline, che però hanno la loro dannata importanza.
Ecco la prima: ricordate quelli che a Milano definivano “i ghisa” e che in generale si chiamavano “vigili urbani”? Avete notato che ormai da diversi anni hanno rinnovato il loro parco macchine, spesso anche la divisa, e sulle auto sono comparse scritte diverse, come “polizia municipale”? Ebbene, nel capoluogo sorvegliato dall'alto dall'aurea madonnina, si è sentito il bisogno di armarli, per combattere una criminalità che le statistiche darebbero in aumento (a dire il vero è in diminuzione, nel complesso). Personalmente non amo vedermi circondata da gente armata che per quanto abbia per compito quello di tutelarmi potrebbe anche avere qualche rotella fuori posto e decidere di fare il contrario. Ma non è questo il punto di cui voglio scrivere oggi. La mia verifica dell'effettiva “tutela” che questi signori ci prodigano per oggi vola più basso – ma non per questo ha meno significato.
Voglio scrivere di una mia recente esperienza che illustra un mutamento di funzioni che tutti conoscono, ma rispetto al quale nulla si fa.
Tutti sanno che, soprattutto sotto Natale e mai prima delle elezioni, la polizia municipale è preposta ad ingrassare le casse civiche applicando le contravvenzioni con maggior solerzia. Pochi si sono accorti, forse per la fretta, che il pedone, il tranquillo viandante, il cittadino, il turista, poco o nessun beneficio possono trarre dalla presenza di codesti signori in divisa.
Milano lentamente mima le capitali europee, allungando di un'oretta l'orario del metro' di sabato. Chi decide dunque di andare al cinema al secondo spettacolo al venerdì, continua ad avere il solito problema del ritorno a casa. Bisogna però ringraziare il Comune perché, almeno per alcune destinazioni, esistono alcuni mezzi di superficie che circolano più a lungo. Uno di questi, quello che serve a me, è la M1 sostitutiva, che segue all'incirca il percorso della linea 1 metropolitana. Col tempo, però, il percorso si è un po' modificato. Mi è capitato così di doverla prendere in un luogo dove la fermata era stata spostata (piazzale Cadorna). Non trovo indicazioni, ma scorgo un'auto della polizia municipale ferma a bordo strada e due vigili, maschio e femmina, che attendono di fermare qualche automobilista per i soliti controlli del venerdì sera (come mai loro sanno che il venerdì è uguale al sabato, quanto a frequentazione notturna della città?). Chiedo se sappiano indicarmi in che punto o strada laterale sia stata spostata la fermata. Si tratta di orientarsi all'interno di un'area molto piccola, dove guarda caso si trovano a svolgere il loro lavoro. Non lo sanno. Sono un po' sorpresa, devo ammetterlo. Più che altro, mi aspetto che urbanamente tirino fuori una cartina dell'ATM, o un cellulare o una radio-trasmittente, sfoglino uno stradario o si mettano in comunicazione con qualcuno che “sa”, insomma facciano qualcosa. In fondo siamo due donne, due cittadine, in difficoltà perché non trovano il mezzo per tornare a casa, ed è ormai passata l'una di notte. E una delle poche voci di aumento della criminalità riguarda la violenza sessuale (è vero che si consuma soprattutto fra le mura domestiche, ma insomma, li facevo più sensibili, diciamo così, questi armati individui, alla sicurezza delle signore in orari notturni). “Non è mica il nostro lavoro” è la cosa più carina che abbiano risposto. Peccato non potervi far sentire il tono urbano con cui si sono espressi. Non potervi mostrare l'espressione affabile. Non poter discorrere con voi de visu della cortesia di questa polizia municipale che ogni giorno si pone al servizio dei cittadini e delle cittadine, prodigandosi per la sicurezza e l'efficienza della circolazione nelle strade. Ma già, i pedoni non circolano. Non procurano soldi, possono andare in giro anche ubriachi senza essere sottoposti al palloncino. I pedoni camminano, non fanno battere cassa, e tutt'al più possono interessare ai controllori dell'ATM. Chiedete a loro, dunque, se vi trovate di notte in una strada di Milano senza sapere come tornare a casa. Dove trovarli? E che ne so, non è mica di mia competenza.
mercoledì 31 dicembre 2008
autogrill
Tre euro un arancino pallido; quattro euro un panino caldo fuori e gelato dentro; quattro euro una fetta di pizza gommosa e sbrodolante un sugo di media qualità (e cara grazia!). Ho l’abitudine, e non per risparmio, di scansare la versione più costosa , adorna di avvizzite fette di salamino. Prezzo normale per il cappuccio e la brioche. Ma il cappuccio non arriva all’orlo della non capace tazza, mentre per la brioche vi rimando senza dubbio all’invettiva iniziale.
Per lo meno hai una certezza: per qualche ora il tuo stomaco non si annoierà. Merito soprattutto delle salsette con cui si tenta di coprire il desolante miscuglio di sapori delle materie prime.
Comunque, ora ti senti sazia-o, e hai per lo meno ricordato l’odore della pizza.
Nulla da dire sul servizio: di solito è frettoloso e musone in tutte le catene di questo tipo, ma so bene che è principalmente una conseguenza del cattivo trattamento subito dai dipendenti (saranno poi assunti a tempo indeterminato, o interinali pure loro?), anche se, per la verità, non sono tanto disposta a scusare questo avvilimento diffuso, sia pure sintomo di una freddezza del contesto che non stimola il risveglio di qualità etiche e sociali.
Ma, devo dire, ci sono state anche calde, gradite, splendide eccezioni.
Il fatto è che non si può semplicemente bere un caffè e via, indolore. Sospetto una collusione con i ladri del parcheggio, che così hanno un po’ più di tempo, ma come sapete c’è obbligo di passaggio attraverso il tortuoso itinerario delle specialità regionali offerte dal market più costoso d’Italia. Ottimo per farsi una cultura sulla gastronomia nostrana, buona per le prime domande, quelle facili, de Il Milionario.
Momento di relax e di sano intrattenimento è quello offerto dallo spettacolo del simpatico porcellino di peluche semovente o del cagnolino che dà insistentemente la zampa, nelle versioni rosa, bianco e nero; qui comincia uno spazio di vera formazione socioantropologica sulle tendenze pedagogiche per grandi e piccoli: rassegna completa del giocattolo più paillettoso e kitsch, nonchè della manualistica per l’autoapprendimento di tutte le verità dell’esistenza, senza dimenticare le collane di manuali per tutti i software di un sistema già troppo nominato per rinominarvelo qui.
Sorvoliamo sul settore cd e dvd, perché l’offesa al pubblico italiano provoca il disgusto. Fa niente se siamo noi consumatori a determinare, dicono, le scelte della distribuzione.
Alla fine, si esce. Ma che si ritrova? Se nessuna portiera è stata scassinata, un veicolo rovente l'estate; meglio l'inverno, ma nulla giustifica la desertica, inospitale accoglienza che queste strutture riservano ai viaggiatori. Se c'è un albero, è un fuscello; se c'è una tettoia, ha all'incirca la profondità del parasole in cui di solito infiliamo il biglietto dell'autostrada.
Nei prezzi, per la verità, c’è chi batte cotal negozio, a pari qualità: si tratta del supermarket della Stazione Centrale di Milano (bottiglietta d’acqua piccola, indispensabile per il viaggiatore: circa euro 1,50). Sì, avete capito bene, è un supermarket, non il carrellino che ambula in testa ai binari. Ma bisognerà verificare i cambiamenti apportati dalla recentissima ristrutturazione della Stazione (una delle cento d'Italia che con molto battage hano ricevuto il lifting), che da quanto ho visto ha aperto sinuosi scaloni mobili, corridoi e uffici là dove un tempo era il nulla, grandiosamente spalancato dal gusto fascista.
Mi viene in mente poi un cappuccino bevuto di recente a Sorrento, in uno dei bar più anonimi e privi di classe della cittadina, pagato euro 2,00. E disgustosamente lattiginoso, per di più. Potrei scrivere un’invettiva solo su quello, se non altro per liberarmi dell’odiosa sensazione di beffe oltre al danno, provata quando la signorina del bancone, nel prendere il denaro, mi lanciò un dentatissimo “tutto bene?”. Ma come poteva pensare che andasse tutto bene, quella lì? Imparasse a fare un capuccino, mannaggia.
Che dire? Di questa decadenza si accusa ancora il capitalismo, la smania di arricchirsi possibilmente imitando il sistema americano e la sua standardizzazione. Ma sarà così? O sarà semplice vecchia rassicurante avidità eretta a sistema? Vi do solo un saggio della mia esperienza americana.
Ero sulla 491, oppure sulla 64, insomma in New Mexico, nel bel mezzo di un deserto dove occorre avere il serbatoio ben pieno perché i distributori scarseggiano. Finalmente giungiamo a una casetta, circondata da camion, cosa che da noi si intende di solito come garanzia di buona cucina. Il fatto è che lì non c’era scelta, monopolio assoluto, peggio dell’autogrill.
Quindi entriamo, affamati, dato che le scorte di frutta, formaggio, avocado e pane di pasta acida erano terminate da tempo; che delizia! Ci accoglie un colibrì, intento come spesso accade da quelle parti a succhiar del miele da un aggeggio appeso lì fuori. Dentro, ci fanno accomodare due graziose e grinzose signore che ci servono i loro home-made dishes, semplici e gustosi – niente ketchup, niente french chips.
Qualche giorno dopo, credo in Colorado, in un altrimenti stereotipato paesetto reso ricco dalla pratica del rafting, prendiamo il tè nella casa-caffè di altre simpatiche sciure, assaporando deliziose torte fatte con mani memori di ricette nonnesche. Questo è l’aspetto magico degli Stati Uniti: sono la culla dell’omologazione santificata, ma anche la culla della diversità insopprimibile, di qualcosa che ha un sapore grato di creatività e non di rado anarchia, altrimenti detta libertà.
A meno che fossimo incappati per caso e due volte di fila nella tipica intrapredenza delle coppie lesbiche un po’ annoiate…